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    October 29

    Per tutti i colleghi studenti...

    Mercoledì 29 ottobre 2008, ordine del giorno del Senato della Repubblica Italiana: “dichiarazioni di voto e votazione finale sulla conversione del decreto-legge n. 137, in materia di istruzione ed università (ddl 1108)”. Basta dare un’occhiata alle prime pagine dei giornali, o a qualche telegiornale serio (sconsiglierei il Tg4 e StudioAperto) per informarsi sui contenuti di questa legge, e più in generale sul progetto del governo e della maggioranza per la Pubblica Istruzione. Non mi dilungo quindi a parlarne in dettaglio, lasciando la parola ad altre fonti che ne sanno sicuramente più di me.

    Voglio però fare un’osservazione: da anni i vari governi, di centrodestra e di centrosinistra, lavorano alternatamente a riformare la scuola; Berlinguer, la Moratti, Fioroni… tutti con un progetto diverso,e tutti contestati da diverse parti per qualche aspetto di esso. Ma quello che sta accadendo oggi è diverso. E non lo dico io, lo dicono le piazze gremite di studenti, professori, genitori, lo dicono le proteste a oltranza che da settimane ormai agitano le nostre città. Perché, vi chiederete, questa riforma è tanto diversa da tutte le altre?

    Per molteplici ragioni, prima fra tutte la radice della riforma stessa. I precedenti ministri ragionavano su un sistema scolastico nel suo complesso, e su come agire per migliorarlo. Oggi il governo Berlusconi, per ragioni puramente economiche, ha stabilito che per la Pubblica Istruzione la spesa complessiva andava ridotta di un certo tot. Senza deroghe e eccezioni. La riforma non è più quindi “cosa posso fare per questa scuola?” ma “dove posso tagliare perché mi bastino i soldi che ora ho a disposizione?” E, successivamente, “come posso proporre questi tagli ai cittadini, mascherandoli come riforme utili?”.

    Ecco quindi la riforma dei tagli, simpaticamente proposti al pubblico come “riduzione degli sprechi”: un maestro anziché tre o quattro, la chiusura di quasi diecimila scuole, la riduzione dei finanziamenti alle Università, il blocco del turn-over al 20% (per ogni cinque dipendenti che vanno in pensione se ne può assumere uno solo).

    Peggio ancora: l’articolo della finanziaria che concede alle università pubbliche di diventare fondazioni private.  Cosa significa: con un voto a maggioranza assoluta del Senato Accademico, un istituzione pubblica può, da un momento all’altro decidere di diventare un ente privato, un’azienda di fatto. Avrà un proprio gruppo dirigente, un consiglio di amministrazione, degli azionisti magari! Conseguenze? Innanzitutto le rette delle università private oscillano tra i 5000 e i 15000 € (a fronte dei circa 1500 pagati oggi in media), e questo significherebbe potenzialmente la fine della mobilità sociale; inoltre si ingenererebbe un conflitto tra università di eccellenza (private) e scadenti, pubbliche. Inoltre, più idealmente, c’è da pensare alla fine della cultura come patrimonio pubblico e indipendente, e anche della ricerca fine a se stessa. Intendiamoci: già oggi molti progetti di ricerca sono finanziati da aziende private, un investimento sui potenziali risultati che, visti i molteplici partner del Politecnico, rende bene; ma questi progetti sono tutti parte di una ricerca di base libera, disinteressata e che non punta ad alcun risultato diverso dal sapere e dalla conoscenza. Inutile dire che è difficile che investitori privati investano milioni per scoprire qualcosa che, magari, non serve a nulla. Una domanda: perché un’università dovrebbe decidere di riconvertirsi in fondazione? Semplice: perché con i soldi che le destina l’attuale finanziaria non può più farcela ad andare avanti.

     Sono seduto in aula, esercitazione individuale di elettrotecnica, ma non riesco a concentrarmi sugli esercizi. La giornata è piovosa, grigia e cupa, quasi a simboleggiare il futuro che probabilmente ci attende. Mi do alla rassegna stampa: Metro, City e Leggo, e anche Stampa e Repubblica, stamattina ho voluto esagerare. Le notizie sono sconfortanti: mentre Cicchitto (pdl) afferma che la maggioranza andrà avanti compatta e voterà senza dubbio il decreto così com’è, Berlusconi in persona afferma:

    “La nostra larghissima maggioranza è ultimamente in leggero calo. Questo a causa di una massiccia campagna di disinformazione e strumentalizzazione  riguardo una riforma scolastica sacrosanta”.

    Vorrei tanto sapere chi avrebbe messo in atto questa terribile congiura, visto che la metà dei telegiornali sono suoi. L’arroganza con cui ha pronunciato queste parole mi ha dato un fastidio enorme, non riesco ad accettare che quella sia la persona che abbiamo designato a governarci, e a rappresentarci davanti al mondo. Questo è un governo pericoloso, per i loro interessi, per far quadrare i loro bilanci, non risparmiano nulla, nemmeno la scuola pubblica, e non si fermeranno davanti a nulla, nemmeno ai milioni di persone che protestano in questi giorni temo.

    Altre belle notizie: attivisti di Azione Universitaria (la derivazione del PDL o di AN negli atenei) occupano il rettorato di Torino per protestare contro la protesta e il blocco delle lezioni… vorrei tanto sapere chi è che ha salvato questi bravi ragazzi dalla “disinformazione di massa”.

    Una notizia positiva, anche se non incoraggiante, c’è: in un’intervista di ieri Francesco Profumo, Magnifico Rettore del Politecnico di Torino, ha abbandonato il suo atteggiamento quasi neutrale, affermando addirittura: “sono pronto a dimettermi, e con me anche molti miei colleghi, se questa legge dovesse passare”. Il Politecnico di Torino è un istituto di fama internazionale, la voce del suo rettore, che ha descritto la situazione disastrosa dati alla mano, può significare molto. Personalmente, sono orgoglioso del mio rettore e di quanto sta facendo.

    Tra poche ore il Senato della Repubblica voterà la conversione del decreto in legge, spero ancora che il testo no passi per un qualche miracolo, ma è estremamente improbabile che ciò accada. Per domani è indetto uno sciopero generale, con invito a tutti di scendere nelle strade, ancora una volta, ad esprimere il nostro dissenso.

    Partecipate, partecipate tutti!!

    Dobbiamo far capire a questo governo che la maggioranza che ha ottenuto alle urne non gli da il diritto di fare ciò che vuole per cinque anni. Devono capire che i voti della maggioranza degli italiani non li autorizzano ad agire senza guardare i faccia niente e nessuno. Tra quei voti, lo dico con orgoglio, il mio non c’era. E la mia voce, come quella di migliaia di studenti e professori, non è una sovversiva protesta, ma una grande e bella forma di democrazia.

    Ci vediamo domani, nelle piazze di tutta Italia!

    Carlo

     

    PS: i pochi dati citati sono approssimativi, non garantisco la correttezza delle informazioni al 100%, anche perché non ho tempo per le dovute verifiche. Comunque, il panorama generale resta quello descritto in questo articolo.

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